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CÉSAR MANRIQUE: LA VITA


E' impossibile parlare della Lanzarote moderna senza nominare continuamente il nome di César Manrique. Artista poliedrico: pittore, scultore, ideatore di installazioni turistiche di rara bellezza, scrittore, ambientalista... ed idealista. La storia di Lanzarote, dalla metà degli anni '60 è legata indissolubilmente alla figura di questa personaggio, a volte criticato per le sue idee estremamente anticonformiste ed altre per il suo conservatorismo.

Manrique nasce ad Arrecife il 24 aprile 1919 in una agiata e normalissima famiglia.  L'infanzia è quella tipica di un normale ragazzino di Lanzarote, dove basta poco per divertirsi e dove la natura ed il mare hanno una rilevanza primaria. César non mostra una predilezione per la matematica, bensì per tutte le forme artistiche che la sua mente riesce ad ideare. La guerra civile interrompe i suoi studi,  poi ripresi fino a giungere alla facoltà di Architettura dell'Università di La Laguna (Tenerife), che però abbandona dopo due anni  per quella sua antipatia verso le discipline tecniche. Intanto espone per la prima volta in una mostra personale, organizzata dall'amico Pepin Ramírez. Sono poche le persone che vedono i suoi primi disegni ma è già un inizio. Nel 1945 lascia le isole per Madrid, dove entra nella "Academia de Bellas Artes de San Fernando" . La Sua vita a Madrid è molto dura: vive nelle camere per studenti più a buon prezzo ed a volte fa fatica a combinare un pasto. Viene perfino arrestato per aver rubato delle paste in una pasticceria. Malgrado questo e le idee di uno dei Suoi professori di disegno ("Abbandona tutto: non diventerai mai un Pittore!"), César non desiste.  Conosce Pepi Gómez, quella che diventerà la Sua compagna, il suo "unico amore della vita"
Nel 1950 diventa Professore d'Arte e Pittura e quattro anni più tardi, in piena era Franchista, è fondatore, assieme ad altri artisti, della galleria d'arte "Fernando Fé", giudicata da alcuni critici, la nascita di un nuovo movimento astrattista.

  Espone a Parigi, e per due volte, alla Biennale di Venezia. Diventa un Caposaldo dell'arte contemporanea spagnola ed europea, malgrado lo stato di chiusura nei confronti della Spagna da parte di molti paesi. Il 1963 è un anno terribile per César: Pepi, la sua compagna della Vita, muore a causa di un tumore. Questo tragico evento lo lascia quasi senza forze e con un grande vuoto interiore. L'invito di Nelson Rockefeller, all'inizio del 1964, per una visita negli Stati Uniti, viene preso come un modo per tornare a vivere.  Il magnate americano, giunto in possesso di alcuni quadri dell'artista, organizza inizialmente alcune esposizioni "temporanee".

Quindi César diventa "americano", concedendo l'esclusiva delle sue opere alla Galleria Viviano, entrando a far parte di quella schiera di artisti, culminata con Andy Wharol, del quale diventa amico.
Nel 1966 espone nella galleria Catherine Viviano la sua prima "Individuale" negli USA e ritorna a Lanzarote, anche se non definitivamente. Inaugura la prima parte dei lavori de "Los Jameos del Agua", quella dello "Jameo Chico". Il 1968 è l'anno del ritorno definitivo. Ma non è il ritorno di un uomo sconfitto, bensì di un artista internazionale che si rende conto di non poter vivere distante dalla Sua isola. Abbandona l'ansia della "vanità del successo" e comprende che "

  (Dal libro MANRIQUE - Arte e Naturaleza - Pabellon de Canarias - Sevilla 1992, intervista di Francisco Galante)

Inizia quindi l'opera su Lanzarote e per Lanzarote. Il fragile ecosistema dell'isola è alla base di ogni suo progetto e la sua missione diventa la coesione di Arte e Natura, fino a miscelare i componenti in una fusione indistinguibile: la Natura al servizio dell'arte e l'Arte a quello della Natura.  César è sostenuto, in questa sua idea, dall'amico d'infanzia José "Pepin"  Ramírez, diventato Presidente del Cabildo Insular de Lanzarote, che gli affida la responsabilità "urbanistica"  dell'isola.

Manrique è un vulcano di idee: istintivo,  amato dalla gente comune e, gioco forza, ossequiato dai "potenti" che, spesso e non tanto volentieri, si vedono bloccati nelle loro iniziative da secchi rifiuti e divieti imposti dall'Artista. Per il popolo è " César", un amico che parla con tutti e che non cessa di mostrare un inesauribile entusiasmo in tutto quello che progetta. Nasce in questo primo periodo l'idea di edificare la sua casa sulla lava del Taro de Tahiche, che diventerà la fondazione che porta il suo nome e l'emblema della sua filosofia artistica (per ulteriori notizie, in questa sezione dedicata a MANRIQUE, scegliere la voce di menu "F.C.M."). Ma non è che una piccola parte di quello che ha ideato: si inaugura la scultura "Fecundidad", omaggio al "campesino" di Lanzarote, e, accanto ad essa, inizia il lavoro sulla "Casa-Museo El Campesino".Progetta il ristorante "El Diablo", nell'Islote de Hilario, nel Parque de Timanfaya ed iniziano i lavori. Nasce quindi il progetto di restauro del Castillo di San José e della creazione del Museo di Arte Contemporanea nel suo interno.


(Da  "ESPECIAL CÉSAR MANRIQUE"  - Lancelot Internacional - G.E. LANCELOT- Arrecife  1995, pag. 117 )

Non smette però di dipingere e di partecipare a mostre, sia nell'arcipelago sia in giro per il mondo. Il biennio '69-'70 lo vede impegnato in progetti per l'isola di Tenerife (litorale di Puerto de la Cruz e Costa Martiánez) ed in un lungo viaggio che dalla Svezia lo porta in Oriente, fino al Giappone. Il '71 ancora in giro per l'Europa ed il Marocco; realizza alcune sculture mobili ed inizia il progetto "Mirador del Rio", che si conclude nel '73. Nel '74, invece, si conclude la realizzazione dei restauri del Castillo di San José e del MIAC, la creazione dell'altare dell'Ermita di Maguez, che non "firma" per non "togliere la sacralità all'ambiente", e del centro "Almacen", ad Arrecife. Quest'ultimo è realizzato insieme ai suoi grandi amici, Luis Ibañez, architetto, e Pepe Damaso, pittore.

Luis Ibañez, catalano trapiantato sull'isola, è quello che più segue da vicino le opere "architettoniche" di Manrique, inclusa la campagna di sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione locale, al fine di mantenere intatta l'originale architettura dell'isola di fronte alla massificazione turistica e alla più "facile" costruzione da "città". Questa "missione" li trova impegnati a girare paese per paese, con fotografie, diapositive, riviste, e spiegare, quasi casa per casa, le loro idee. E' proprio per questo modo di proporsi che il "mito" di Manrique si consolida giorno dopo giorno.

Tra un viaggio in America ed uno in Cina, viene completata la realizzazione del centro  "Jameos del Agua" con la costruzione dell'Auditorium all'interno del tratto di tubo vulcanico più a monte. Un opera tanto incredibile quanto perfetta per l'acustica e per la comodità degli spettatori!  Disegna il giardino e la piscina del Grand Hotel  Melià Las Salinas a Costa Teguise, progettato dall'architetto Higueras, ed inizia il progetto del Jardin de Cactus, a Guatiza.

Manrique acquisisce fama mondiale non più soltanto per i suoi quadri ma anche per le sue opere "nella natura": viene insignito del Premio Mondiale per l'ecologia e Turismo a Berlino e della Gran Croce al merito civile dal Re Juan Carlos I (1978) e quindi, la medaglia d'oro delle Belle Arti (1980) .

L'infaticabile artista viaggia ancora per il mondo senza dimenticare la sua isola. A Madrid progetta l'interno del Centro Commerciale "Madrid 2", anche se ritira la firma al completamento del progetto, vedendo non realizzate le zone-giardino che erano alla base della sua idea. Inizia il lavoro di rifacimento del Charco de San Ginés, ad Arrecife, opera mai terminata nella totalità.

I premi e le onorificenze  si fanno sempre più numerosi: il premio Europa Nostra, per le sue opere ecologiche nell'isola,  Il Teide d'Oro e, fra i tanti, anche il prestigioso  "Fritz Shumacher" della Fondazione Stifftunf F.V.S. di Amburgo.
Nel 1988 progetta il restauro della casa di Haria, che lo vedrà viverci quasi un paio di anni più tardi, dopo aver riadattato la casa del Taro di Tahiche al nuovo ruolo di Fondazione. Benchè quasi settantenne, la sua vita scorre instancabile, fra viaggi, premi, progetti e realizzazioni di quadri e scrittura di libri. E' il 1990 quando viene inaugurata la sua ultima opera in terra di Lanzarote: il Jardin de Cactus, ricavato da una cava di sabbia vulcanica in disuso, riadattata e modellata fino a farla diventare una serra di piante grasse di rara bellezza.
Siamo nel 1992. L'infaticabile César non ha perso la sua vena artistica ed il suo entusiasmo. Sono ancora tanti i progetti che ha in corso, molti dei quali già in attuazione ed altri ancora nella sua mente. L'ultima sua fatica è rappresentare le Canarie all'esposizione mondiale di Siviglia. Ma la sua mente è ancora a Lanzarote: le cose non vanno più come negli anni passati. La pressione dei costruttori si fa sempre più pesante e l'appoggio delle autorità alla conservazione dell'architettura tipica e alla protezione ambientale si fa sempre più debole. Il libro "Escrito en el Fuego" , che nasce nel 1988, dove denuncia senza mezzi termini il tradimento di certi principi etici, artistici e politici, è sempre più attuale e sempre più forti sono le grida che l'artista lancia alla stampa, alla gente ed al mondo intero. Manrique, da benefattore, è diventato un personaggio "scomodo" per molte parti imprenditoriali. Ma non si arrende! Neppure la sua morte, avvenuta il 25 settembre 1992 in un tragico incidente automobilistico all'incrocio con la strada per Arrecife (ora diventata una rotonda) a pochi metri dalla Fondazione, chiude questo capitolo.
La Tomba di Manrique nel cimitero di Haria César è sempre vivo nel cuore della gente semplice che vede la propria isola venduta al cemento e al turismo, che ha vissuto di privazioni, di emigrazione,  e che hanno trovato nelle idee di Manrique il modo di ritrovare l'orgoglio di essere abitanti di un'isola un tempo "abbandonata" ed ora ammirata.
César ora riposa nel cimitero di Haria; la sua tomba è diversa dalle altre: non ci sono lapidi ma pietre e terra vulcanica; al posto dei fiori piante grasse e palme.
Speriamo solo che il suo ricordo non serva solo come slogan pubblicitario o per servire uno  o l'altro scopo di qualche parte politica o imprenditoriale, ma che possa rimanere ben saldo ed indelebile nel cuore delle persone dell'isola, e che da loro possa essere tramandato ai loro figli.

 




L'ULTIMO GRIDO

Le parole che seguono furono presentate poco dopo la morte dell'artista, durante il "Dia Mundial de Turismo", presso l'auditorio del "Jameos del Agua", dal Presidente della Fundacion César Manrique, José Juan Ramirez. É l'ultimo accorato grido di allarme ma anche di ottimismo che Manrique non ha mai potuto rivolgere direttamente all'Isola ma che rimane una sorta di "testamento" indimenticabile:

"Si tratta di vivere con lo sguardo verso il futuro, contribuendo a costruire una alternativa pulita, intelligente, di qualità di vita.
Non dobbiamo fallire, bisogna andare avanti, rimanere vigili e mantenere viva la coscienza critica, dato che il futuro mai è realizzato, e dobbiamo conseguirlo dal presente.
Si tratta di far convivere l'industria turistica con la difesa del Territorio e della propria cultura. E questa convivenza è possibile, ma, sopratutto, necessaria, obbligatoria per non vivere girando le spalle al futuro.
Viviamo un periodo di tempo  tanto corto su questo pianeta che ogni nostro passo deve essere nella direzione di costruire più e sempre più lo spazio sognato dell'utopia.
Costruiamolo insieme: è l'unica maniera di renderlo possibile."

 

Foto

La foto dell'artista con i suoi cani, è stata digitalizzata dallo speciale edito da  LANCELOT INTERNATIONAL -  "ESPECIAL CÉSAR MANRIQUE"   edizione 1995.
La foto del titolo, digitalizzata ed elaborata, è tratta dal Libro "MANRIQUE - Arte e Naturaleza" - Pabellon de Canarias - Sevilla 1992.

 

Bibliografia

"MANRIQUE - Arte e Naturaleza" - Pabellon de Canarias - Sevilla 1992.

"CÉSAR MANRIQUE" di Fernando Ruiz Gordillo - Fundación César Manrique - Lanzarote.

  "ESCRITO EN EL FUEGO" di César Manrique - Edirca SL - Las Palmas de Gran Canaria  1991 

"LANZAROTE - ARQUITECTURA INEDITA" di César Manrique -  Cabildo de Lanzarote - Arrecife 1988

"ESPECIAL CÉSAR MANRIQUE"  - Lancelot Internacional - G.E. LANCELOT- Arrecife  1995






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