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IL PARCO DEL TIMANFAYA
Il "PARQUE NACIONAL DE TIMANFAYA" è situato nella parte ovest/sudovest di Lanzarote,
compreso tra i municipi di Tinajo e di Yaiza.

Immagine tratta dalla guida ufficiale del Parco, acquistata presso il Centro de Visitantes de Mancha Blanca.
In fondo alla pagina troverete i dettagli su questa imperdibile guida.
Ha un'estensione di olte 51 km2 ed è l'unico parco nazionale spagnolo interamente
geologico.
In questa area esistono anche le strade di accesso da Yaiza ed, in parte, da Tinajo, che accedono fino
al "Taro" di entrata del Parco vero e proprio, oppure fino al "Echadero de los Camellos", da dove è possibile
fare un breve percorso attorno ad alcuni crateri sul dorso dei mitici "Camellos" (dromedari) di Lanzarote.
La zona aperta al pubblico nel Parco, dove si pagano pochi Euro per l'accesso, è la zona del "Islote de Hilario", dove
esiste il ristorante El Diablo ed il relativo parcheggio per i visitanti. Da questo punto panoramico
è possibile prendere i classici bus color sabbia che, con il costo già compreso nel biglietto di
entrata, accompagnano i turisti in un incredibile percorso di 14 Km, tra fratture vulcaniche e bordi di crateri
in un'atmosfera da creazione del mondo: la "RUTA DE LOS VOLCANES", ideata e realizzata dallo scomparso Artista Jesús Soto.
È praticamente inutile dire che se non si è fatto questo percorso non si può dire di aver visto l'essenza
di Lanzarote: è difficle raccontare l'emozione che si prova inoltrandosi, seppure dentro un Bus, in mezzo a questi
vulcani, bordeggiando crateri, infilandosi all'interno di tubi vulcanici...
Presso il "Islote de Hilario" avvengono le dimostrazioni "geotermiche", a prova dell'attività ancora esistente,
anche se non del tutto spiegata, del suolo dell'isola; a tal proposito è possibile assistere al Gayser "indotto"
da un Incaricato del parco che mette un secchio d'acqua in un tubo di ferro piantato nel suolo: in pochi attimi ne esce un
violento sbuffo di vapore! Altrimenti la bruciatura di cespugli secchi, per via del calore che emerge dal
sottosuolo... 400° a poco più di un metro di profondità (sono varie le versioni sulla temperatura,
però... è meglio fidarsi e non provare!).
Per chi lo desidera, è poi possibile pranzare con cibo cucinato al calore del sottosuolo, presso il ristorante "El Diablo",
una esperienza particolare e gustosissima!
In direzione Mancha Blanca - Tinajo, esiste il "Centro de Visitantes e Interpretación", dove
viene illustrato, sia da guide che da "zone tematiche", il vulcanismo nelle Canarie e nel mondo e tutto quanto concerne
la vulcanologia e Lanzarote. La cosa più bella di questo posto è che non è riservato ad "esperti" bensì a gente
"qualunque", senza conoscenze di sorta, con spiegazioni molto semplici e comprensibili.
LA STORIA DEL TIMANFAYA
E' il 1 Settembre del 1730. Già da
qualche tempo la terra trema sempre più frequentemente. L'aria, in alcuni
punti, diventa quasi irrespirabile e provoca a volte una rapida moria di
uccelli. Le capre sono ormai diventate difficili da accudire ed i cani a
volte fuggono inspiegabilmente. La gente cerca di non notare quello che
sta capitando ma nell'aria si respira l'idea della catastrofe imminente.
Il sole è tramontato da poco meno di un'ora e il silenzio è sceso sul
basso altipiano. Poche sono le luci che rompono la sera. Un forte rombo
scuote il silenzio, cupo e profondo e sempre più forte. Il rombo poi si
trasforma in boato e qualche cosa di impensabile nelle menti semplici dei
pastori e dei contadini accade.
Il parroco di Yaiza, Don Andrés Lorenzo Curbelo, racconta:
"... tra le nove e le dieci della sera, la terra s'aprì improvvisamente vicino
Timanfaya", "... un'enorme montagna si sollevò dal
seno della terra e dalla sua cima si levarono fiamme che continuarono ad
ardere per 19 giorni".
L'eruzione parte dalla Caldera de los Cuervos, a
pochi chilometri dall'attuale Masdache. Dalle bocche di questa Caldera, che nasce dalla terra in questo momento,
la lava si dirige, prima "veloce come l'acqua", quindi "lenta e densa come il
miele", verso Nord Ovest. L'ampio pianoro a circa 300 metri d'altitudine
che si stende da Nord a Sud , da Tinajo fino a Yaiza, aperto verso il mare
ad Ovest e chiuso ad Est dai vecchi vulcani millenari, diventa quasi di
colpo una massa ribollente di lava: la zona più fertile dell'isola
scompare sotto uno strato di lava, lapilli e cenere spesso anche oltre 30
metri. I paesi di Timanfaya (o Chimanfaya...), proprio di fronte alla Caldera, Rodeo, a
circa 3 Km verso Nord, e Mancha Blanca vengono bruciati; stessa sorte
tocca poi a S.Catilina e Mazo dopo che, il 7 di settembre, una parte del
cratere della Caldera, staccatosi per una esplosione e scagliato a circa
150 metri dal cratere stesso, crea un ostacolo al cammino della lava,
deviandola verso Nord Ovest, arrivando quindi fino alla costa.
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Mappa
riprodotta su lamina metallica, esposta al "Centro de visitantes" di
Mancha Blanca. L'originale dovrebbe essere conservato alla Biblioteca di
Simancas. La foto non è perfetta per via dei riflessi di luce
sul metallo. |
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La prima fase continua il 10 ottobre con
l'eruzione della Caldera di S.Catilina e di Pico Partido, la prima a poco
più di 1,5 Km. verso N-NO dalla Caldera de los Cuervos, ed il secondo a
poco meno di 3 Km, sempre nella stessa direzione. In un primo tempo la
lava segue la stessa direzione del fenomeno precedente, arrivando fino al
mare, sovrapponendosi a quella già esistente; quindi, forse per l'aprirsi
di nuove bocche eruttive, si dirige verso Sud, distruggendo i paesi di
Vega del Chupadero e Vega de Uga.
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La zona della prima fase
eruttiva. Il rosso più chiaro della lava corrisponde alla primissima
fase, mentre quello più scuro alla fase terminale, sovrapposta in
parte alla prima. |
Oltre la lava, anche i lapilli e le ceneri
scagliate dalle eruzioni contribuiscono alla distruzione delle varie opere
agricole dell'isola, in special modo in quei punti dove la lava non aveva
compiuto la sua opera devastatrice.. Questa prima fase si conclude fra
novembre e dicembre dello stesso anno.
Dopo pochi mesi di pausa, nel marzo del 1731, ha inizio la seconda fase
eruttiva. La zona è sempre la stessa, sull'asse Sud Est - Nord Ovest,
accanto alla Caldera di S.Catilina e appena prima del Pico Partido, nella
Montañas del Señalo. Questa fase, che durerà fino alla fine di giugno,
con almeno quattro episodi eruttivi, arriva a lambire con la lava il paese
di Yaiza e a distruggere buona parte della Geria bassa, verso Sud. A Nord
si sovrappone alle colate precedenti per circa 2 Km.
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Colata della seconda fase |
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La terza fase non trova separazione temporale
dalla precedente, anzi il suo inizio sembra essere contemporanea a quella
finale della Mñas del Señalo. La grossa differenza consiste nella
localizzazione: dall'asse NO-SE, il fenomeno vulcanico prende la direzione
Ovest - Est, aprendo un nuovo "fronte di guerra" sul lato Ovest
dell'isola, addirittura con una violenta eruzione sottomarina,
testimoniata da incredibili gaiser d'acqua bollente lanciata verso il
cielo e da pesci morti di specie sconosciute gettati nell'entroterra. E
qui, il vulcano di El Quemado ne è la manifestazione terrestre più
immediata, a pochissime centinaia di metri dal mare. Questa fase continua
più a Est con i centri eruttivi della Caldera Rajada e Mña Rajada, quindi
con le varie caldere Quemadas, più a Est, fino a ricoprire, nei 7 mesi di
questa fase, una larga fetta prospiciente alla costa Ovest, aggirando i
vecchi crateri dell'era antica, fino alla laguna del Janubio.
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In marrone scuro la fase delle M.ñas Rajadas,
mentre in giallo ocra l'eruzione delle Caldere Quemadas |
Pochi mesi dopo, verso la metà di giugno del
1732, il centro eruttivo sembra spostarsi ancora più ad Est, ossia nella
zona denominata Mñas del Fuego, un territorio più circoscritto dei
precedenti. Il vulcano più attivo di questa fase è il Timanfaya.
Quest'ultimo, dopo un primo momento di tipo esplosivo, passa ad una fase
effusiva molto abbondante e fluida, in special modo dalle piccole e varie
bocche (hornitos) createsi ai suoi lati, lungo un asse NO-SE. A Sud, un
braccio di lava supera l'altezza di Yaiza, che è ormai circondata nel
gennaio dello stesso anno: costeggiando la catena montuosa de Los Ajaches,
la lava giunge fino quasi all'altezza della laguna del Janubio. A Nord e
ad Ovest, ricopre ancora una volta gli strati lavici delle precedenti
colate, fino a raggiungere il mare. Siamo ormai nel gennaio del 1733
quando il fenomeno sembra cessare.
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Colata delle "M.ñas de Fuego" - Timanfaya |
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Marzo 1736. La popolazione, fuggita verso le
altre isole o verso il continente durante gli oltre due anni delle
eruzioni, è in parte già ritornata a Lanzarote con una gran voglia di
ricostruire "qualche cosa" della loro vita precedente, dalle ceneri di
quanto avevano posseduto. Coloro che avevano sfidato l'inferno ed erano
rimasti, sono accampati o, nei migliori casi, hanno ricostruito la loro
vita verso la parte Nord, fra Los Valles ed Haria, oppure a Sud, nel
Rubicon o sulle alture de Los Ajaches, verso Femés. Ma sembra che non sia
ancora il momento del ritorno alla normalità. A circa un chilometro dalla
Caldera di S.Catilina, la terra si riapre dalla Mña de las Nueces e, dalle
sue viscere, sgorga una lava molto fluida che si dirige da un lato verso
Tinajo fino a minacciarla e dall'altro fino a Puerto Naos, ora il porto di
Arrecife, fino a penetrare per circa 300 metri nel mare. Tutta la zona
circostante alla prima fase, viene ricoperta da questa lava, a tratti
liscia e fragile, "croccante" al calpestare, tanto da far dire di
"camminare sulle noci". La lava, a Sud, distrugge Masdache e arriva fino
ai piedi di Tegoyo, quindi prosegue il suo percorso fino al già citato
Puerto Naos. A Nord, prima di minacciare Tinajo, la popolazione s'unisce
in una processione, invocando la Madonna de Los Dolores. Siamo a poche
centinaia di metri da Tinajo e La Vegueta. Un fedele pianta una croce sul
lembo più avanzato della lava; questa si ferma e non avanzerà più,
deviando il suo corso verso zone già colpite dalla eruzione. É l'otto
aprile.
L'atto finale di questi sei terribili anni è comunque l'eruzione della Mña
Colorada, a circa un kilometro ad Est della Mña de las Nueces, che scarica
la sua lava prima verso Nord, fino alle Mñas de los Rostros e del Cortijo,
quindi, dopo averle aggirate ad Ovest, verso il mare passando accanto alla
Mña de Ténezara, con uno stretto budello al massimo largo circa
cinquecento metri. Il 16 aprile l'attività più evidente e catastrofica è
da definirsi conclusa.
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In azzurro la fase della M.ña de las Nueces,
mentre in blu l'eruzione della M.ña Colorada |
BIBLIOGRAFIA

Guía de visita - PARQUE NACIONAL DE TIMANFAYA
di Esperanza Martínez Puebla, Jesús
Prieto Ruiz e Aurelio Centellas Boda.
Ed. Ministerio de Medio Ambiente 1997
LANZAROTE - La erupción volcanica de 1730
di Juan Carlos Carracedo e Eduardo Rodriguez Badiola.
Ed. Consejo Superior de Investigaciones Cientificas 1991
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